Storia di Bari: Il Mistero della scomparsa Sinagoga di Bari

In queste secondo articolo sulle Storie, Curiosità e Leggende del Sud Italia rimaniamo nella città di Bari per investigare su un’altro dei suoi misteri, ovvero la Sinagoga scomparsa. Italyah sel-Yaman, ovvero “Italia Greca” è il nome con cui era nota, nelle fonti ebraiche, l’Italia meridionale. In Puglia la presenza ebraica fu sempre molto cospicua, gli ebrei erano abili e noti commercianti di materiali tessili che, sotto il nome di “tessuto di Puglia”, erano commerciati fino in Palestina. La comunità più numerosa era quella sita a Venosa ed Oria, ma altrettanto importanti erano quelle di Trani e Bari. In Figura 1 troviamo la mappa degli insediamenti regionali. Secondo un antico midrash riportato in una raccolta del IX secolo, fu Tito che portò a Bari alcuni giudei catturati nell’espugnazione di Gerusalemme del 70 a.C. E’ la nascita della comunità ebraica. Questa narrazione è in realtà confermata dalla scoperta di 13 tombe nel territorio di Carbonara di cui una caratterizzata da un’incisione di colore rosso rappresentante il candelabro ebraico a sette bracci, la famosa Menorah, oggi visibile (in realtà in foto) nel Castello di Bari. La presenza di un’area cimiteriale già in epoca romana sostiene dunque l’ipotesi presente nel midrash.

La fine del Medioevo vide accentuarsi la presenza ebrea pugliese, dove riprese anche a parlarsi la lingua ebraica. Per le città della regione passeggiano poeti come Elyah ben Shemayah, Mosè ben Eliyah, e scienziati come Donnolo Shabbetay che scrisse il primo libro di medicina occidentale in ebraico. Sefer Yoseppon scrive a Venosa “il libro di Giuseppe” ,una cronaca in ebraico biblico, insomma terra di fermenti economici e culturali. Le città pugliesi compaiono negli scritti ebraici. Brindisi è citata nella Mishnah, quando la nave riporta in Giudea Rabbi Aquiba lasciando il molo del capoluogo e non da meno erano le scuole rabbiniche locali, il francese Rabbi Tam affermava “…da Bari esce la Torah e la Parola del Signore di Otranto…”.

Con l’arrivo dei Normanni, a cui dedicheremo nel prosieguo dei nostri articoli un approfondimento, gli ebrei trovarono un periodo di forte splendore, furono particolarmente importanti le comunità presenti nelle città marinare come Bari, Barletta, Brindisi, Gallipoli, Giovinazzo, Monopoli, Taranto e Trani. Già nella prima metà dell’XI secolo si narra di una numerosa comunità ebraica presente a Trani, nella “Giudecca”, che approfondiremo nel secondo articolo.

Questa crescita continuò fino all’arrivo degli Angioini e alle conversioni forzate e alle espulsioni del 1510 ad opera di Ferdinando il Cattolico.

Questo articolo, il primo di due, vuole approfondire il tema della presunta Sinagoga della città di Bari. La città è stata considerata da sempre un ponte verso Oriente, non è un caso che Bizantini, Arabi, Normanni, Svevi, abbiano cercato di dominare la città.  Questa volta volevo fare chiarezza su un mistero che da sempre interessa gli studiosi di storia locale, esisteva e dov’era la Sinagoga di Bari? La città di Bari ha sempre vantato una convivenza pacifica tra le diverse comunità che la popolavano, quella cristiana, l’ortodossa-bizantina, l’ebraica e l’araba. Ecco così che il Ribat berbero conviveva con la Sinagoga ebraica, le chiese cristiane e la Moschea fatta costruire da Sawdan e di cui si sono perse però le tracce. Le tortuose stradine del centro storico dovevano essere ricche di spezie, stoffe, cavalli, anche  schiavi, il cui commercio era molto fiorente a Bari. La convivenza pacifica delle varie comunità è conosciuta. Il quartiere ebraico era presente nell’area alle spalle dell’attuale Cattedrale. La via San Sabino, (già Sinagoga), doveva ospitare il luogo di culto ebraico. L’Antica giudecca si estendeva dall’attuale Largo San Sabino alla strada san Gaetano, Largo dei Lamberti e la strada dell’Incuria. Era in quest’area che muoveva i suoi passi il già citato Aaron ben Samuel ha-Nassi, nativo di Bagdad e proveniente da Oria, città pugliese dalla notevole comunità ebraica, e Shabbatai Donnolo,  medico studioso di astrologia e  di interpretazione del Talmud.  Il suo lavoro  Sefer Hamirkachot , ovvero “Il libro dei rimedi”, è un sommario dei suoi quaranta anni di esperienza medica dove sono trascritti più di 100 medicamenti con le specifiche ricette, tratte dalla tradizione medica greco-romana e araba. La sua fama “esoterica” è però legata al Sefer Hakhmoni, il primo e più importante degli scritti sulla Quaballah e sulle Sephirot. la Cronaca di Ahimaaz (XI secolo) narra del soggiorno barese di Abu Aron, venuto in Puglia da Bagdad forse per cercare di mettere in contatto le comunità pugliesi con le scuole talmudiche orientali. Il periodo in cui lo studioso ebraico giunse a Bari fu proprio quello della conquista mussulmana della città ma, a differenza di ciò che si può credere, fu accolto con grandi onori dall’emiro Sawdan che lo volle come suo consigliere. Oggi della giudecca barese non rimane nulla, sarebbe stata demolita a metà Cinquecento, ma tracce le possiamo ancora reperire negli Archivi.

“…Ma tra i diversi luoghi né quali gl’Ebrei soggiornarono con famiglie e vi tennero Ghetto e Sinagoga più d’ogni altro si distinse la nostra Bari…”. Così scriveva Michele Garruba nel 1884 nel suo saggio Serie critica de sacri pastori Baresi.

Altre indicazioni specificano il rapporto di tale popolazione con la città. “…Ora su la tale Colonia che era stabilita in Bari, Ruggiero concesse la giurisdizione civile…”, riscuotendo però da tale popolazione un tributo annuo. In realtà fino al 1465 si crede che gli Ebrei vivessero dispersi nella città, sarà infatti con Ferdinando I di Aragona, noto come Ferrante, che venne creato un vero Ghetto, ovvero “…che tutti abitassero insieme, ed in un sol luogo, e che portassero su loro abiti un segno per distinguersi dai cristiani…”.

Che lavoro facessero gli ebrei lo scopriamo dai documenti riferiti a Casa Sforza. Si impone infatti gli ebrei di non “…imprestare a Baresi più di tarì sette e mezzo…”.

Usura insomma, come ancora testimoniato nel 1509 in documenti riferiti  Ferdinando III.

Insomma gli ebrei erano presenti e economicamente importanti nella città. Dove poteva trovarsi il loro luogo di culto? Colafemmina nel testo “La comunità ebraica di Bari fra tarda antichità e Rinascimento” sostiene che fosse sita nei pressi della Cattedrale, tra via San Gaetano, via San Sabino e via Carducci. L’ubicazione precisa però non è nota. Può venire incontro una epigrafe ritrovata in abitazione privata incisa su una pietra che fungeva da architrave per un finestra realizzata appositamente per la Sinagoga e dunque non di reimpiego (Fig.2).

La finestra oggi è stata murata, probabilmente già in epoca tarda. Epigrafe riporta testo e data (1312 d.C.)

“Questa finestra fu fatta l’anno Hadasah, dono della Comunità, per mano di Mosè da Trywys”.

Curioso è il riferimento a Hadasah, da Ester, nome di una eroina dell’omonimo libro che liberò degli ebrei dal progettato sterminio del principe Haman di Persia. E’ un monito di speranza nella successione di Roberto il Saggio a Carlo II sul trono di Napoli. Quest’ultimo infatti aveva fortemente perseguitato la comunità ebraica, anche barese, che aveva perso ben 72 membri convertiti al Cristianesimo. Ricordo di questo periodo di conversioni forzate potrebbe essere un rilievo in pietra presente sempre nell’isolato, che raffigura la Madonna tra due santi di cui uno è San Giovanni Battista, rappresentato con un agnellino a suoi piedi (Fig.3).

Secondo Francesco Quarto, quest’opera sarebbe la prova dell’esistenza in passato di un ghetto ebraico a Bari Vecchia. Infatti l’iconografia del Battista è sempre stata applicata a luoghi e siti frequentati o abitati da ebrei, rappresentando una sorta di monito o esortazione a convertirsi mediante l’atto del battesimo. Altrettanto interessante è la dedica a Mosè di Trywys, sicuramente il Capo comunità, la cui provenienza sarebbe Troyes, capoluogo della contea di Champagne, e del resto con il dominio degli Angioini molti gruppi di ebrei giunsero dal Delfinato.

Grazie a sopralluoghi sul posto abbiamo potuto non solo delimitare l’area del ghetto, ma indicare precisamente il luogo in cui sorgeva la Sinagoga, infatti il vicoletto in cui sorgeva la finestra coincide oggi con un cortile interno occupato da una scala in pietra (Fig.4). Purtroppo Carlo V espulse dalla città gli ebrei non convertiti, la sinagoga andò così al Capitolo della vicina Cattedrale e successivamente affittata al nobile Donato de Pascalino. Nel 1749, a causa dello stato di semi-abbandono, l’edificio fu demolito-ristrutturato facendo così perdere la memoria del luogo preciso dove essa sorgesse.

Distribuzione delle comunità Ebraiche in Puglia durante il MedioEvo

 

Lastra incisa in caratteri ebraici oggi dispersa
Il Bassorilievo della Vergine e San Giovanni
Possibile posizione della Sinagoga di Bari
scena inusuale per Bari vecchia. Sabato prima di Pasqua un gruppo di fedeli di religione ebraica si sono fermati in preghiera davanti a un muro del centro storico. E’ l’ingresso del palazzo Effrem De Angelis (oggi sede dell’Istituto di Scienze Religiose). Nel secolo scorso questo palazzo era considerato uno dei simboli dell’antico ghetto ebraico che sorgeva nel centro storico di Bari
http://bari.repubblica.it/cronaca/2018/04/01/foto/ghetto_ebraico-192733795/1/#2

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *