XVII DOMENICA T. O.  Gv 6, 1-15

Quanto sia affascinante la legge della generosità credo che non lo comprenderemo mai, a meno di viverla in pienezza come hanno fatto i Santi; come dovremmo fare noi battezzati, chiamati ad essere santi per vocazione.

Il Vangelo ci parla di un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci. Poca materia, certo, ma quel ragazzo ha capito tutto, nessuno gli chiede nulla e lui mette tutto a disposizione: la prima soluzione davanti alla fame dei cinquemila, quella sera sul lago, è condividere. Sì, perché la fame – ogni tipo di fame – si vince a partire da se stessi.  Io comincio da me, metto la mia parte, per quanto poco sia. E Gesù, non appena gli riferiscono la poesia e il coraggio di questo ragazzo, esulta: Fateli sedere! Adesso sì che è possibile cominciare ad affrontare la fame; adesso si compie il miracolo che sono io, quando dentro di  me rendo possibile la legge della generosità. Poco pane condiviso tra tutti è misteriosamente sufficiente; quando invece io tengo stretto il mio pane per me, comincia la fame. Istante dopo istante, ciò che conta è che vinca in noi un impulso alla generosità, una tensione alla condivisione che è amore.

Il Vangelo neppure parla di moltiplicazione ma di distribuzione, di un pane che non finisce. E mentre lo distribuivano, il pane non veniva a mancare; e mentre passava di mano in mano restava in ogni mano.

Sovente ci lamentiamo del problema della fame nel mondo e dei mille problemi che ci affliggono e accusiamo Dio di stare lassù a guardare, mentre quaggiù noi poveri uomini soffriamo. Gesù, inviato di Dio,  non è venuto a portare la soluzione dei problemi dell’umanità, ma a indicare la direzione. Il cristiano è chiamato a fornire al mondo lievito più che pane, a fornire ideali, motivazioni per agire, il sogno che un altro mondo è possibile. Alla tavola dell’umanità il vangelo non assicura maggiori beni economici, ma un lievito di generosità e di condivisione, la profezia della civiltà dell’amore. Gesù non intende realizzare una moltiplicazione di beni materiali, ma dare un senso, una direzione a quei beni, perché diventino sacramenti vitali.

Annota l’evangelista che Gesù “prese i pani e dopo aver reso grazie li diede a quelli che erano seduti”.

Tre verbi benedetti: prendere, rendere grazie, donare. Stanno a dirci che non siamo i padroni delle cose. Se ci consideriamo tali, profaniamo le cose: l’aria, l’acqua, la terra, il pane, tutto quello che incontriamo, non è nostro, è vita che viene in dono da altrove, da prima di noi e va oltre noi. Chiede cura e attenzione, come per il pane del miracolo («raccogliete i pezzi avanzati perché nulla vada perduto…e riempirono dodici canestri»), le cose hanno una sacralità, c’è una santità perfino nella materia, perfino nelle briciole della materia: niente deve andare perduto. Questa è l’affascinante lezione della generosità!

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *