MADRE O MATRIGNA?

AI DIALOGHI DI TRANI SUCCESSO PER LA PRESENTAZIONE DEL DIRETTORE DI LIBERATION

Trani, 22 settembre 2018, nella cornice di Palazzo Beltrani, nell’ambito della manifestazione I Dialoghi di Trani, si è tenuta la conferenza “La paura dell’Europa, l’Europa che fa paura”; ospite è il professor Laurent Joffrin, direttore di Libération, che ha offerto un’interessante disamina sul tema della paura di ciò che l’Europa è, su com’è percepita dai suoi cittadini e su quali possono essere le possibili soluzioni a questa sua crisi.

L’Europa è chiaramente divisa, afferma il professore, guardando al recente vertice di Salisburgo e all’annosa questione migratoria. I sovranismi vedono un’inarrestabile ascesa che si attesta sul 25%. I popoli europei hanno paradossalmente paura della lungimirante idea di Europa dei padri fondatori. Ma perché? Sostiene il professor Joffrin che se per molto tempo i popoli hanno avuto paura dell’Unione Europea, oggi la prospettiva è capovolta perchè il timore delle Nazioni si sostanzia in un rimprovero, una critica, un disappunto e spesso collera verso coloro che hanno tratto beneficio e ricchezza dalla mondializzazione, che sono gli stessi che accusano le classi popolari di avere paura dell’Europa, quasi come bambini che hanno paura del buio. Purtroppo la triste verità è che cittadini europei non si sentono protetti dall’UE, non esistono veri e propri leader al livello europeo e molti Paesi sono stati schiacciati dal libero mercato e dal libero scambio; l’impressione è quella di una sovranità degli Stati calpestata da un potere segreto ed inconsistente, in favore di pochi. Questa è la base della critica dei populisti.

Un passo in avanti verso il superamento di questa fase di stallo del movimento europeista – asserisce ancora il professore – potrebbe essere quello di non presentarsi alle elezioni del 2019 in un unico fronte, che vada da Tsipras a Macron – come auspicato da qualcuno – ma di sfruttare le diverse idee di Europa dei vari leader europeisti, come punto di forza per una rimonta sul movimento sovranista. D’altronde è proprio sulla ricchezza delle diversità culturali che si fonda l’Unione Europea, e questo si ripercuote inevitabilmente anche sulla visione politica; in questo modo si darebbe un messaggio molto forte agli euroscettici nei propri Paesi: quello di un europeismo che non è fine a se stesso, non è al servizio di certe élites, ma che torna ad occuparsi delle genti, che non rinnega le proprie radici, bensì contribuisce a far progredire tutte le Nazioni.

Osserva inoltre Joffrin che ciò che in realtà tiene uniti i leader sovranisti è la loro costante indecisione sulla scelta di uscire o rimanere nell’Unione. Marine Le Pen ha costatato che i suoi stessi elettori hanno paura dell’uscita dall’UE; Viktor Orbàn assume costantemente un comportamento fortemente incoerente, poiché pretende fondi dall’Unione ma allo stesso tempo non rispetta diritti fondamentali quali la libertà di stampa, ha preso posizione contro la partecipazione dell’Unione Europea alla Convenzione ONU sui diritti dei rifugiati; purtroppo la condanna che in questi ultimi giorni è stata fatta da parte dell’Unione nei suoi confronti è solo simbolica poiché non vi hanno fatto seguito azioni concrete. Alla luce di quanto osservato i sovranisti non hanno mai preso una posizione netta circa l’uscita o la permanenza nell’Unione e dovrebbero farlo. Un esempio è la Grecia, che di fronte alla scelta tra un mercato interno e un mercato mondiale, ha optato per il primo, in cui sicuramente sarebbe stata più protetta e forte, preferendolo alla scelta del mercato mondialista dove certamente sarebbe stata schiacciata.

Un altro punto che unisce decisamente i sovranisti è la paradossale messa in discussione dei valori dei padri fondatori, qual’è ad esempio il multiculturalismo. Sostengono valori come le radici cristiane e la protezione dei cittadini, non tenendo conto del fatto che multiculturalismo non significa decristianizzazione o negazione delle radici culturali europee.

Il punto cruciale, secondo Joffrin, è il mantenimento di un’Europa socialdemocratica, intesa come interessata alla protezione dei suoi cittadini, pena la deriva nazionalista; i sovranismi e la demagogia sono nati proprio da un’Europa sempre più disinteressata al benessere dei suoi cittadini, interamente concentrata sul libero scambio, che ha creato una società di individui abbandonati a loro stessi nella concorrenza di questo grande mercato. I popoli ne hanno pagato le conseguenze peggiori perchè è all’interno del tessuto sociale che si dispiegano gli effetti di questa deviazione di rotta dell’Europa dei padri: l’imperativo di giustizia sociale è stato disatteso e l’odio verso i capri espiatori, la Paura e il timore verso chi è diverso culturalmente (vedi gli immigrati o i musulmani) si fanno strada e aprono la via alle derive nazionaliste e demagogiche.

Il Popolo europeo oggi non è ancora pronto per gli Stati Uniti d’Europa; c’è ancora un grande lavoro al livello culturale ed economico da fare per creare coesione e solidarietà tra i popoli e condizioni finanziarie uniformi all’interno dell’Unione e degli Stati membri; ma soprattutto, per sconfiggere i nazionalismi, bisogna porre i capi delle fazioni sovraniste di fronte alla scelta secca di rimanere nel mercato interno e regolato dell’UE oppure andare incontro all’ignoto del mercato mondialista.

Sovranisti, qual’é la vostra scelta?

di A.Fabrizio

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