Storia di Bari: Normanni, una storia di Amore e Odio

Questo articolo continua un po’ l’approfondimento sulla storia della città di Bari e della Puglia. In un altro studio, infatti, ci eravamo occupati di Bari al tempo dell’emirato arabo (http://www.apulianews.it/2018/09/06/storia-di-bari-quando-la-citta-era-un-emirato-arabo/).

Se la città è stata luogo di scambi con i popoli mediorientali, stessa cosa si può dire con il mondo del nord ed in particolare con i nipoti dei vichinghi. Infatti i Normanni, ossia “Uomini del Nord”, erano un popolo  di origine danese e norvegese che diede il proprio nome alla Normanni, regione nel nord-ovest della Francia. Discendevano da pirati, guerrieri e conti norreni che dopo varie scorrerie su suolo francese decisero di giurare fedeltà al re Carlo III dei Franchi Occidentali in cambio di una vasta superficie territoriale nel Nord della Francia.

Ecco le parole dello storico Sylos Labini

“…La storia chiama Normanni quelle popolazioni danesi, scandinave, russe, che per oltre un secolo, a cominciare dall’ 808 secondo il Muratori, fecero frequenti incursioni in Inghilterra, in  Gallia, in  Germania, compiendo l’opera  stessa  di sterminio, che  nello  stesso  tempo   compivano nelle  isole, sulle  coste e nel l’ hinterland dell’Italia i Saraceni dell’Africa e della  Spagna. Poi, negl’inizi del secolo X, occupate stabilmente le due antiche provincie   della   Neustria e dell’Armorica, le quali si chiamarono d’allora Normandia e Bretagna;  riconosciute dal  re  di  Francia, i  cui  possessi andavansi sempre  più   riducendo…”.

Gli Annales  Fuldenses  e Bertiniani li descrivono, come

“…mandrie numerose di  belve,  dall’impeto  irrefrenabile  nell’assalto, dalla insaziabile  rapacità  di   preda,  dalla   crudeltà  sanguinaria  più feroce. Le grandi  flottiglie  ammanite, d’ordine  di Carlomagno, alle  foci  dei  fiumi  di  Francia, erano messe  in  fuga  o  in  fran­ tumi  dagli  agilissimi  vascelli  venienti dal  Baltico  carichi di  quei predoni. Lodovico   Pio  dovette, sotto  l’incubo di  quel  flagello, rinunciare ad un viaggio a  Roma; e  Carlo  il calvo  vide  in  pericolo  il trono framezzo al malcontento dei  sudditi per  la scarsa efficacia   delle   opere   difensive…”

 

I popoli qui descritti non erano in realtà i normanni, termine utilizzato all’epoca molto impropriamente per indicare gli “uomini del Nord”, ma i vichinghi, ovvero gli immigrati scandinavi che per un periodo storico flagellavano i mari del nord fino a spingersi nell’’entroterra asiatico, in quella regione che oggi chiamiamo Russia proprio in nome di tali popolazioni appellate rus (Fig.1).

Non è ancora chiaro perché i Vichinghi, lasciarono le loro terre, forse a causa della scarsezza delle risorse, ad ogni modo una volta incontrati con le popolazioni francesi, ed occupati i territori oggi noti come Normandia,  essi si sarebbero trasformati da predoni a cavalieri Normanni, assimilando usi, costumi e religioni.

Fig.1 Conquiste ed insediamenti normanni

 

Dopo aver conquistato terre in Francia e in Inghilterra, i Normanni furono attratti dal Mediterraneo ed in particolare dall’Italia del Sud, la terra dei Bizantini dove pareva scorresse latte e miele, e dove, a causa dell’instabilità politica di una terra contesa tra Papato, Bizantini, Germani e Longobardi permetteva di creare nuovi feudi e nobiltà. Tra il 1000 e il 1099 i Normanni si spinsero verso il Sud Italia, inizialmente prestando i loro servizi per vari compiti, come la protezione a pagamento dei pellegrini che si recavano o tornavano dal santuario di San Michele Arcangelo a Monte Sant’Angelo nel Gargano. Successivamente furono ingaggiati come mercenari nella difesa delle città costiere dagli attacchi dei Saraceni e soprattutto nelle ribellioni anti-bizantine in Puglia. I cavalieri normanni, infatti, sostennero la rivolta di Melo da Bari, uomo origini longobarde ed esponente dei ceti ricchi della Bari bizantina. Sotto la sua guida il 9 maggio 1009 le città di Bari, Trani e Bitonto si ribellarono al governo fiscale del catapano bizantino. In realtà la rivolta durò davvero poco, il nuovo catapano Basilio Mesardonite, dopo un lungo e cruento assedio, riconquistò con la forza la città di Bari. Melo riuscì a fuggire e, appoggiato dai principi longobardi e delle città dissidenti e assoldò alcuni cavalieri mercenari normanni, che fecero così la loro comparsa sulla scena politica italiana. Alla fine gli insorti furono definitivamente sconfitti a Canne nel 1º ottobre 1018, ma questa rivolta aprì la strada alla conquista normanna. Nel 1042 i Normanni, guidati da Guglielmo d’Altavilla, più noto come Braccio di Ferro, si stabilirono a Melfi, nominato poi nel 1046 Conte di Puglia dall’Imperatore Enrico IV (Fig.2).

Fig. 2 Mappa politica dell’Italia nell anno Mille.

 

La Contea di Puglia fu dunque il primo Stato  Normanno dal 1043 al 1059. La nuova conte era costituita da un territorio non ancora omogeneo, acquisito dal clan Altavilla a “macchia di leopardo”. È difficile, pertanto, disegnarne i confini effettivi. L’intera regione, ad eccezione di Melfi, venne poi suddivisa in dodici baronie, costituite a beneficio dei capi Normanni ed assegnate nei territori di Capitanata, Gargano, Apulia e Campania, fino al Vulture, di cui Melfi fu la capitale. Giunsero così in Italia molti altri conterranei e membri degli Altavilla, tra cui Roberto il Guiscardo.

Sempre Sylos Labini, parlando delle dinastie normanne “…Ciò  può   bastare  alla  identificazione del  carattere puramente normanno di questa grande dinastia [pugliese n.d.A.] che  ha  dapprima le luminose figure dei  conti di  Puglia,  Guglielmo Bracciodiferro, conte d’Ascoli Satriano, Drogone, conte di  Venosa e  Umfredo, venuti  nel  1041;  poi  quella, luminosissima, di   Roberto  Guiscardo, venuto  nel  1047; poi  quelle, minori; di  Malgerio, Goffredo, Guglielmo, e  quella eminente di Ruggero, venuti  nel   1054…”.

Sarà proprio Roberto il Guiscardo a conquistare ed unire in maniera più uniforme, sotto la bandiera normanna, la Puglia e la Calabria. Conte di Puglia nel 1057, dopo la conquista si concluse con la presa di Bari nel 1071, dopo quasi tre anni di assedio, fu nominato Duca. Nell’estate dell’anno 1059 la Contea di Puglia si trasforma dunque ufficialmente in Ducato come entità territoriale ben definita. Durante il primo concilio di Melfi, infatti, il Pontefice Niccolò II, fermo restando la Capitale a Melfi, nomina Roberto il Guiscardo Duca di Puglia e Calabria mediante accordi presi con il Trattato di Melfi e perfezionati con il Concordato di Melfi.

Il Guiscardo tentò anche la conquista sull’altra sponda dell’Adriatico conquistando e perdendo a più riprese Durazzo, Salonicco, Cefalonia e buona parte dell’Albania prima in mano ai bizantini.

Nel frattempo i Normanni si affacciarono anche in Sicilia dove Ruggero Bosso d’Altavilla, fratello del Guiscardo, sbarcò nel 1061 e si fece incoronare Gran Conte dell’isola, ma questa è un’altra storia.  Roberto il Guiscardo muore nel 1085 e a lui succede Ruggero Borsa a cui non sono attribuiti episodi degni di particolare nota e stessa cosa per il figlio, Duca Guglielmo che morirà senza eredi lasciando così il ducato di Puglia nelle mani del cugino Ruggero II, figlio di Ruggero I di Sicilia. Sarà lui ad unire il regno, prima come Duca di Napoli, Bari e Capua, e successivamente nominato da Papa Anacleto II Re di Sicilia. Sarà con questo regnante che il Meridione di Italia raggiunse l’apice del suo splendore culturale (Fig.3).

Fig.3 Mappa politica del sud Italia nell’anno 1100

I Normanni iniziarono, tra l’altro a battere moneta propria per privilegio pontificio. In realtà in Puglia furono coniate ben poche monete in tal periodo, in quanto le zecche erano poste più in area campana. A Bari vengono coniate per la precisione tre monete, che potremmo definire “commemorative”, furono infatti battute durante il regno di Ruggero II, per celebrare la riconquista della città. E’ la prima volta che Bari si dota di una zecca. Queste monete sottolineano la multiculturalità dell’area in quanto tali “follari”, furono battuti in due lingue, il greco e l’arabo, riportando da un lato un chiaro riferimento al mondo cristiano, ovvero San Nicola, la Vergine e San Demetrio, dall’altro la data secondo il calendario dell’Egira, cioè partendo dall’anno di fuga di Maometto (Fig.4).

Fig.4 Follaro di san Nicola, una delle tre monete normanne coniate a Bari

Il dominio normanno, però, non fu solo un evento positivo visto che, durante il suo corso la città di Bari fu  rasa al suolo. Nel 1155 i baroni di Puglia, che non avevano mai visto di buon occhio gli Altavilla, pensarono di mettersi d’accordo con i bizantini  per far tornare il territorio parte integrante  dell’Impero. Dopo questo accordo i bizantini si unirono agli eserciti dei baroni pugliesi. Bari cadde praticamente senza combattere mentre Brindisi, ad esempio, su sottoposta ad un lungo assedio. Re Guglielmo I, sovrano di Sicilia, decise di intervenire personalmente con l’esercito riconquistando prontamente i territori. Brindisi fu risparmiata proprio per la sua fedeltà mentre Bari fu rasa al suolo compresa la cattedrale con la sola eccezione della Basilica di San Nicola. Il dominio normanno durerà ancora per diversi anni, fino al 1198, anno di morte di Costanza d’Altavilla, figlia di Ruggero II. Ad ogni modo i normanni contribuirono fortemente all’unificazione dell’Italia meridionale che sopravvisse, con tali confini, fino all’Unità di Italia, ma questa è un’altra storia…

 

 

One comment

  1. Complimenti Caro Presidente,
    articolo molto interessante, I Normanni sono riusciti a unire l`Italia Meridionale. Mi permetto un parallelismo socio-politico, potremmo immaginare una Lega del Sud, capace di coordinare, unificare in maniera salda tutte le regioni dell’ Italia Meridionale, che con la spinta propulsiva delle Regioni dell`Italia Settentrionale, si andrebbe a creare un`osmosi di forze politiche-sociali tra Nord e Sud, al fine di debellarne il divario sociale. I Normanni di oggi ci sono già, bisognerebbe trovare il Melo di Bari del 21° secolo.
    Cultore della Politica al servizio dei cittadini Italiani.
    FRANCESCO ODDI

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