SOLENNITA’ DI TUTTI I SANTI Mt 5, 1-12

La Tradizionale festa di Ognissanti ci propone figure di uomini e donne che vissero la scelta
cristiana in modo esemplare e guadagnarono giustamente un posto nel Calendario Romano. La
Chiesa riconosce a questi fratelli e sorelle nella fede il merito di aver fatto della loro vita, in modo
eccellente, ciò che tutti siamo chiamati a fare, individualmente e come comunità: un’occasione,
l’unica, per rispondere al dono ricevuto, dando il meglio! Non c’è situazione che possa impedire di
vivere pienamente la propria fede: dolore, salute, malattia, morte…Il famoso discorso delle
Beatitudini che ogni anno la liturgia propone in occasione dell’odierna solennità, è proprio la sintesi, il compendio delle esperienze, degli stati d’animo, nei quali possiamo sperimentare la presenza – assenza? – di Dio, il suo aiuto, le sue consolazioni. Al centro delle Beatitudini una domanda: QUANDO?
-Quando ci siamo sentiti poveri in spirito? Quando abbiamo pianto? Quando la mitezza è stata
l’espressione della nostra interiorità? Quando abbiamo desiderato con tutto noi stessi la pace e ci
siamo spesi in favore di questa? Quando la fame della giustizia ha guidato la nostra ricerca? Quando abbiamo usato misericordia?… e quando l’abbiamo implorata? Quando la purezza ha vinto in noi sull’ambiguità? Quando abbiamo assaporato il gusto amaro dell’odio, della riprovazione altrui? In ognuna di queste situazioni, quantunque in modo diverso, sperimentiamo un senso di povertà, di deprivazione, di smentita di quell’innato, forse istintivo, desiderio di
“star bene”.
Eppure Gesù dichiara beati coloro che versano in simili condizioni. Che cos’è, allora, e da dove nasce la beatitudine secondo il Vangelo? La beatitudine nasce dalla consapevolezza di trovarsi dalla parte di Cristo, anche e soprattutto quando la conformità al figlio di Dio costa lacrime e sangue. Nostro malgrado, confondiamo spesso la beatitudine con altri stati d’animo per lo più emotivi, che ben poco hanno a che vedere con la stessa, o per profondità, o per durata, e che rispondono sostanzialmente alla domanda: “Se mi fa star bene, perché no?”.
La beatitudine secondo Cristo non sempre – anzi, spesso no! – si accompagna a sensazioni piacevoli, positive, di appagamento ,… quelle che, avvertitiamo negli altri, ci fanno
esclamare: “Beato te, beata te!”, “Beati voi!”. E sì, c’è molta confusione su cos’è bene, non solo su che cos’è peccato! Il discorso ci porterebbe molto lontano; esiste un male oggettivo , che,  ommesso, renda colpevoli di peccato? esiste un bene oggettivo , che cioè possa essere inteso e vissuto come bene per tutti?
Oppure il bene e il male ricevono la loro connotazione positiva, o negativa, nella misura in cui il
soggetto ne diventa consapevole, in possesso, cioè, della piena facoltà di intendere e di volere, e non solo.
Quando la soggettività, certo essenziale all’autodeterminazione, diventa puro e cieco
soggettivismo, è giocoforza che il principio del piacere, o del “mi sento – non mi sento”, “mi fa star bene… può condurre fatalmente a derive assai, assai pericolose! Ma oggi è la festa di Tutti i Santi, di coloro che hanno assunto il pensiero di Cristo Ora, secondo il pensiero di Cristo, prima che della Chiesa, esistono dei beni assolutamente non negoziabili, per difendere i quali, si può giungere a rinunciare a sé stessi: la mitezza, la giustizia, la misericordia, la purezza e trasparenza del cuore,
la pace e la coerenza disarmata e disarmante della fede Se anche per noi, questi sono
beni non negoziabili , per i quali si può addirittura dare la vita, allora beati noi! Non siamo lontani dalla santità o, come dice Gesù di Nazareth, non siamo lontani dal Regno dei Cieli.

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