Storia di Bari: Quando Bari era “Capitale” delle Carte da Giuoco

Ogni giorno, sulle panchine dei giardini della nostra città, folti gruppi di anziani si sfidano a scopa, scopone, briscola e tressette. Insomma, il “barese” le carte le ha nel sangue. Carte da Gioco e città di Bari. Che legame ci può essere? Secondo Francesco Damiani, le carte per lo scopone che tutti conoscono con il nome di “carte napoletane”, in realtà sono state inventate a Bari, dalla famiglia Murari. Non sono così convinto di tale affermazione ma…c’è davvero molta curiosità attorno a tale tema. Approfondiamo. L’origine delle carte da gioco è ignota, le prime testimonianze del loro uso risalgono alla Cina poco dopo l’invenzione della carta, forse attorno al X secolo. È invece molto probabile che le moderne carte da gioco derivino da quelle utilizzate dai Mamelucchi alla fine del XIV secolo, ovvero caratterizzate da un mazzo di 52 carte con quattro semi: Jawkân (bastoni da polo), Darâhim (denari), Suyûf (spade) e Tûmân (coppe). Ogni seme conteneva dieci carte, numerate da 1 a 10, e tre figure (o carte di corte) chiamate malik (re), nā’ib malik (viceré) e thānī nā’ib (secondo viceré). Insomma, davvero moto simili alle carte che oggi definiamo “napoletane”. Le carte con i quattro semi cuori, quadri, picche e fiori furono invece introdotte in Francia nel 1400  e di lì si diffusero in tutto il nord Italia e in special modo in Piemonte. Ancora oggi vengono chiamate carte Piemontesi. Molto differenti sono infine i Tarocchi, mazzo di carte da gioco, generalmente composto da 78 carte utilizzate per giochi di presa, la cui origine risale alla metà del XV secolo nell’Italia settentrionale e che, almeno all’inizio, nulla centrano con la cartomanzia il cui utilizzo, invece, risale alla fine del XVIII secolo. Oggi in Italia si conoscono 16 diverse tipologie di carte da gioco in uso in differenti regioni: Trentine, Triestine, Napoletane, Piacentine, Romagnole, Siciliane, Sarde, Genovesi, Piemontesi, Milanesi e Fiorentine oltre ai già citati Tarocchi.

Ma torniamo a Bari. Alla fine del 1800 la città era una grande realtà industriale e manifatturiera, capace di attirare imprenditori da tutta Italia. Tra questi c’era un certo Guglielmo Munari, nato a Treviso il 20 Maggio 1847, famoso fabbricante di carte da gioco. Nel 1867 si trasferì a Bari dove aprì una fabbrica dedita alla stessa attività che aveva in Veneto, in via Sparano 127-129. E’ in questo edificio che le carte da gioco diverrano “moderne”, ovvero sostituendo le tecniche artigianali di taglio e colore con metodi meccanici realizzati appositamente. Nel 1880 la fabbrica era così cresciuta che fu traferita in un capannone di circa 13000 mq in quella che oggi è via Re David. La fabbrica occupava più di 200 operai e produceva 2.000.000 di mazzi di carte all’anno, fornendo praticamente tutto il sud Italia e anche oltralpe, ovvero in Svizzera, Germania ed Inghilterra. Oltre alle classiche “Napoletane”, Munari produceva i Tarocchi, il Mercante in Fiera e tanti altre tipologie regionali. Molte matrici sono ancora oggi visibili nel Museo Civico della città di Bari, insieme ad un catalogo dalla copertina viola che mostra i circa settanta mazzi prodotti (Fig.1-2).

    

Come già detto i Tarocchi erano di tradizione piemontese, la loro introduzione fu una vera novità per la Puglia che li conobbe proprio a fine Ottocento, importati nel sud Italia proprio da Murari.

Nel già citato museo civico sono conservate due matrici in legno per la stampa del mazzo di Tarocchi Siciliani. Giusto un inciso sui Tarocchi. Il primo riferimento sembrerebbe essere datato 1425, alla Corte di Ferrara, anche se il De Giorgio ne individua riferimenti orali nella Napoli Quattrocentesca.

Si inizierà a parlare di occultismo dei Tarocchi solo nel 1700 in Francia. In realtà i Tarocchi altro non erano che un gioco di carte. In questo gioco i Trionfi (le figure) erano “Briscole permanenti”. Il gioco è una sorta di super-briscola. Ve lo spiego. Quando il primo giocatore getta un seme si è costretti a rispondere con lo stesso giocato, se non lo si possiede, con un Trionfo senza l’obbligo di superare eventualmente uno già giocato. Ed ecco svelato un secondo arcano. Se si nota, nei mazzi antichi dei Tarocchi, sopra il Trionfo vi era un numero, ad esempio il Mondo aveva il 21, L’Angelo il 20, il Sole il 19 e così via. I numeri, poi eliminati da quando il Tarocco è stato utilizzato più per scopi esoterici che di gioco, indicavano la capacità di presa, ovvero il numero maggiore vince sul minore. Il matto è una carta speciale, non prende e non può essere presa, viene mostrato quando giocato e messo nel mazzo di presa del giocatore che restituisce una carta qualsiasi. Dunque rimaneva sempre di chi lo aveva avuto in sorte con la distribuzione delle carte. Alla fine i punti vengono assegnati pari a 4 per ogni Trionfo, 4 al Matto, 3 punti vengono dati  a Re e Regina, 2 al Cavallo e 1 al Fante. Le altre sono “Scartine” e valgono zero.

Tornando a Murari, nel 1896 lo stabilimento vinse la Medaglia di argento al Merito Industriale. Nel 1937 Guglielmo Murari morì novantenne, dopo aver raggiunto numerosi successi e aver ricevuto la nomina di Cavaliere del Lavoro nel 1922. L’attività cessò nel 1928, quando la fabbrica passò a Pietro Vitulli e Francesco Colucci che fu autorizzata, però, a produrre mazzi con il marchio MURARI. Oggi i pochissimi mazzi di carte “Baresi” superstiti restano gelosamente custoditi dai collezionisti. Controllate a casa, magari tra gli oggetti dimenticati dei nonni avete un piccolo tesoro.

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