III DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO Lc 1,1-4, 4, 14-21

San Luca all’inizio del suo Vangelo definisce il rapporto tra i fatti riguardanti la vicenda di Gesù e il racconto di questi fatti, messi per iscritto alcune decine d’anni dopo. Oggi si parlerebbe di criteri di scientificità del Vangelo, dai quali dipende la credibilità del documento stesso, in ragione dell’obiettività dello stesso autore.

Nell’incipit al suo Vangelo Luca precisa due cose; la prima: i fatti raccontati sono stati trasmessi da coloro che ne furono testimoni diretti, e che divennero in seguito ministriannunciatorievangelizzatori della Parola: in prima istanza gli Undici, ma anche le donne che seguivano regolarmente il gruppo; non ultima Maria madre di Gesù.

La testimonianza per così dire ‘di prima mano’ venne dunque raccolta come una deposizione da un primo redattore, e questi la trasmise ai redattori successivi, fino a quando non intervenne l’ultima correzione, la quale produsse il testo definitivo, quello ufficiale.

Il marchio che garantisce l’autenticità del testo e, prima ancora, la storicità dei fatti ivi contenuti lo pose un Concilio, appositamente convocato per redigere il Canone biblico, cioè l’elenco dei libri dell’AT e del NT ritenuti autenticamente rivelati dallo Spirito Santo. distinguendoli da quelli che, al contrario, non vennero ritenuti rivelati, ma che ugualmente fanno parte dell’ampia letteratura biblica ed extrabiblica.

La seconda dichiarazione che san Luca pronuncia a modo di confessione, vuole rassicurarci che anche lui ha compiuto ricerche accurate su ogni circostanza, fin dagli inizi, onde scriverne un resoconto ordinato e garantire così la solidità dei suoi insegnamenti.

Detto questo, con il mandato battesimale, ricevuto nella regione della Galilea, un postaccio malfamato, lontano da Gerusalemme  – la regione desertica ove Giovanni il Battista operava-  Gesù dà compimento alle profezie messianiche. Dio aveva deciso che la vita pubblica del Verbo incarnato avrebbe dovuto cominciare lì; e così fu.

Se per Luca la vita pubblica di Gesù ha inizio in periferia, tenendo l’omelia nella sinagoga del suo paese, per il quarto evangelista, san Giovanni, il Signore affronta la sia missione partendo dal centro di Israele, dal cuore della fede dei suoi padri, da Gerusalemme, proprio nel tempio, con il famoso gesto della cacciata dei mercanti.

Sia come sia, a Nazaret, o a Gerusalemme, con un’omelia, o con un atto di forza, poco importa: l’effetto fu esattamente lo stesso: provocare le autorità e gli stessi abitanti, andando contro le tradizioni secolari, ponendo la questione di senso sul valore delle stesse, ma soprattutto facendo valere il peso di verità dei suoi atti: prigionieri liberati, ciechi che ricuperano la vista, disperati che tornano a sperare…

Ebbene, – dichiara il figlio del falegname – quelle che fino a ieri erano solo promesse, oggi sono delle realtà, e tutti voi ne siete testimoni!”.

Per la verità, nessuno dei presenti in sinagoga aveva dubitato sulla verità dei miracoli compiuti a Cafarnao., tanto che lo sfidarono a compierli anche lì, a Nazaret, in casa sua.

Ma il Figlio dell’uomo, cui non mancavano certo la dialettica, tantomeno il coraggio, osò ancora di più: di fronte alle pretese dei compaesani oppose un netto rifiuto….A sue spese, peraltro!

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