VI DOMENICA T. O. Lc 6, 17. 20-26

La prima lettura del profeta Geremia è forte: ”maledetto l’uomo che confida nell’uomo e mette nelle cose visibili il suo sostegno e benedetto l’uomo che confida nel Signore e mette in Lui la sua
fiducia”. Alzi la mano chi mette la sua fiducia solo e interamente sul Signore e non sulle cose
visibili, tangibili e redditizie. Quante dipendenze da cose materiali con lo sguardo rivolto in basso,
mentre se guardassimo in alto vedremmo che il Padre ci ha benedetto con ogni benedizione
spirituale nei cieli in Cristo. E con ogni abbondanza. La vera libertà è diventare totalmente
dipendenti da Dio e non dalle cose.
Volete un test per sapere quanto dipendete da Dio? Quanto pregate? Più avete bisogno di pregare
più significa che avete bisogno di Lui e più siete liberi riguardo alle cose.
La preghiera è l’indice di livello di dipendenza da Dio e, di conseguenza, di libertà rispetto alle cose create. La malattia del secolo è lo stress; è presente ovunque. Il medico quando non capisce cosa tu abbia e non sa che pesci pigliare ti liquida dicendoti:” Lei è troppo stressato. E i TG riempiono di stress. Mentre la pace e la vittoria vengono dalle cose che non si vedono e non si sentono, cioè dalle cose spirituali, dall’immergersi nella preghiera che pacifica e ristora. Più guardi la TV più devi trovare tempo per pregare per scaricare l’ansia e lo stress accumulati.
Il Vangelo delle beatitudini va in questo senso e vorrei soffermarmi sulla prima di queste beatitudini. Luca dice solo “beati voi poveri” mentre Matteo precisa “beati i poveri in spirito perché
di essi è il regno dei cieli”. Qui, contrariamente alle altre, la ricompensa non è al futuro, ma al presente. Qui non si dice “beati perché saranno consolati, saziati, ecc.”, ma” beati i poveri in spirito
perché di essi è’ il regno dei cieli”. Subito! Non si era mai visto dei poveri che avessero addirittura
un regno! E che regno! E ce l’hanno subito (qui c’è proprio tutto subito), e lo hanno appunto in
quanto poveri. Se fossero ricchi, non ce l’avrebbero per niente, né ora, né in futuro, né mai.
Ma chi sono i “poveri in spirito”? Sono quelli che contano totalmente su Dio e non mettono la loro
fiducia in loro stessi o nei beni materiali. Non costruiscono la loro vita, né progettano il loro futuro
senza far riferimento a Colui che ha dato loro questa vita e questo futuro. Non vogliono realizzare
un loro progetto, ma vogliono aderire al progetto che Dio ha su di loro. Non fanno la loro volontà,
ma quella di Dio. Ecco perché hanno subito il regno dei cieli: perché il loro punto d’appoggio non è
la terra, ma il cielo e nella misura in cui fanno la volontà di Dio. Lui stesso fa lo loro volontà.
Avendo il cuore distaccato da tutto, i “poveri in spirito” possono ben dire che il loro tesoro è il tutto, cioè DIO.

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