GILETS GIALLI, STA CALANDO IL SIPARIO?

Il movimento dei Gilets gialli compie tre mesi, ma l’attenzione pubblica cala; quali le ragioni?

I motivi delle manifestazioni, che hanno unito sotto l’egida del colore giallo operai, professionisti e gli appartenenti alle più svariate categorie, sono nobili: si richiede l’abbassamento delle tasse sul gasolio. Nate però come delle proteste pacifiche, le manifestazioni sono divenute sempre più eclatanti, fino a sfociare in vere e proprie violenze.

È da qui che il movimento inizia a dividersi in varie fazioni, sempre più in conflitto fra di loro, a perdere consensi da parte del popolo, stanco ormai di trascorrere week-end in perenne tensione, e soprattutto a perdere il controllo di se stesso; le proteste sono diventate ormai sterili, non vi è dialogo tra i gilets e il presidente della Repubblica, lo spirito di contesa è forte, ci sono tanti leaders che però non riescono a dare consistenza alle richieste del più colpito dei ceti: quello medio.

Vi è un presidente che sembra sordo a tali quesiti ed incapace di dialogare.

In questa confusione generale si inseriscono i recenti insulti antisemiti al filosofo ebreo Filkielkraut,da parte di alcuni manifestanti, segnando il livello assolutamente mediocre raggiunto da queste manifestazioni, usate ormai più come pretesto per creare disordini da parte dei violenti che non come strumento di esternazione del disagio patito da una grossa fetta della popolazione.

Dunque se non si vuole che il sipario cali prima che il prossimo atto abbia inizio, se si vuole ancora tenere alta l’attenzione sull’opera dei Gilets jaunes,è auspicabile un cambio di rotta da parte degli stessi, nel senso di ritrovare unione fra i leaders dei vari gruppi, in modo tale che cessino le divisioni; nella possibilità di cambiare le modalità di manifestazione, rendendole inidonee alle incursioni dei violenti, per esempio con uno sciopero della fame.

Il cambio di rotta dovrebbe avvenire però anche all’Eliseo; c’è un popolo che chiede aiuto: una parte che protesta perchè non può sostenere i costi del carburante per potersi spostare sul luogo di lavoro, un’altra parte che implora la fine di questo caos. Il presidente Macron ha inoltre un indice di popolarità al minimo e le elezioni europee alle porte: è veramente sicuro di voler continuare a distribuire brioches al popolo?

Adriana Fabrizio

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