II DOMENICA DI QUARESIMA – ANNO C Lc 9, 28-36

La vicenda raccontata nel Vangelo di oggi è fondamentale per la fede dei tre Apostoli e di tutti noi, e si colloca al centro del mistero Pasquale: nei versetti che precedono il resoconto della trasfigurazione di Gesù, Luca riporta il primo annuncio della Passione Sul Tabor, Gesù conversa con Mosè, protagonista e guida del primo storico Esodo raccontato nell’omonimo Libro della Bibbia, e con Elia.
I tre apostoli, testimoni della Trasfigurazione, hanno così una duplice conferma, o meglio, una
conferma e una smentita: la persona di Gesù realizza le profezie sul Messia; ma Gesù non è Elia.
Le Scritture, è vero, avevano insinuato che Elia sarebbe ritornato, ma questo Elia redivivo avrebbe avuto le sembianze del Battista; Gesù in persona lo avrebbe dichiarato.
A noi che confessiamo di avere problemi di concentrazione, quando preghiamo; a noi che perdiamo il filo pochi secondi dopo che abbiamo cominciato a pregare; a noi che siamo
distratti da mille impegni, mille pensieri, mille sollecitazioni esterne, anche quando siamo a Messa, il Signore offre una lezione preziosa: “mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante.”; mente, cuore, spirito, corpo: il Figlio dell’uomo era coinvolto con tutto se stesso nel dialogo con il Padre celeste.
Invece di esaminare la Trasfigurazione di Gesù sotto altri punti di vista, proviamo a pensarlo come un modello riuscito di incontro tra l’uomo e Dio. C’è bisogno di raccoglimento, per coltivare lo spirito, per fermarsi un istante, per leggere, pregare, stare in silenzio, intrattenersi in amabile conversazione con un maestro spirituale. Per scoprire che non c’è soltanto un modo di vivere, il nostro, frenetico e logorante.
La distanza dal mondo, il silenzio, la pace, non sono fini a se stessi. Silenzio, raccoglimento, pace sono necessari per ascoltare la voce di Dio.
E se Dio mi dice cose che non sono ancora preparato ad ascoltare? E se Dio mi chiede di ritornare sui miei passi e ricominciare tutto da capo? E se Dio mi chiama su una strada che mai avrei considerato la strada giusta per me? “Questi è il figlio mio, l’eletto: ascoltatelo!”: vi siete mai chiesti perché il Padre ordina a Pietro, Giovanni e Giacomo di ascoltare la voce di Gesù? Dopo tutto, avevano lasciato tutto e lo avevano seguito: cos’altro ancora pretendeva da loro?
Dovevano essere messi al corrente di due verità: la prima è che il Maestro, all’apice della notorietà, sarebbe stato riprovato duramente dai capi religiosi e infine ucciso; i Dodici non erano preparati a sentire questa rivelazione. La seconda verità nuova, inattesa e drammatica, forse più dell’altra, riguardava la croce che ciascuno di loro avrebbe dovuto abbracciare, ogni giorno.
Era dunque necessario che fosse una voce diversa da quella di Gesù, una voce superiore e più autorevole, a parlar loro così.
Certo, la Verità si abbatte su di loro come una doccia fredda, sì da farli andare letteralmente fuori di testa. Capita, quando si intercetta la voce di Dio senza esservi preparati. L’auspicio è che questa pagina ci faccia pensare, e che al pensiero segua la decisione, e alla decisione la scelta di mettere in pratica ciò che abbiamo deciso.

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