III DOMENICA DI QUARESIMA – ANNO C Lc 13, 1-9

La conclusione del Vangelo di oggi può essere interpretata in chiave positiva: abbiamo ancora tempo, un’altra, nuova occasione per lavorare su noi stessi e convertirci. Ma (la sentenza) si può
interpretare anche in senso non proprio positivo: il tempo sta per scadere, questa è l’ultima
possibilità a nostra disposizione.
La quaresima ritornerà il prossimo anno, e quello dopo, e quello dopo ancora. Ci abbiamo fatto
l’abitudine… le ceneri sul capo, la lettura della Passione, la via crucis per le strade del quartiere, e
poi i proponimenti, i fioretti, niente di nuovo. È mai cambiato qualcosa? Cambierà qualcosa, quest’anno?… Parlo per me, prima che per voi!
Veniamo al Vangelo: il racconto riporta due fatti di cronaca nera, accaduti ai tempi di Gesù: un
tumulto di popolo sedato nel sangue dalla polizia, e un gravissimo infortunio sul lavoro accaduto a
degli operai di un cantiere edile. Conosciamo bene episodi come questi; i quotidiani purtroppo ne
riportano spesso, con tanto di foto. Il senso del discorso di Gesù non attiene tanto alla punizione
divina, ma al fatto che sotto il sole siamo tutti uguali! Nessuno può vantare meriti e privilegi rispetto agli altri, e nessuno può essere giudicato peggiore degli altri. Ciascuno può cadere vittima, che so, di un incidente stradale, o sul lavoro, di una malattia grave, o addirittura mortale,… insomma, di una tragedia che può costargli la vita; e in tutto questo la volontà di Dio non c’entra. C’entra invece il fatto che una creatura che vive sulla terra non è infallibile, non è immortale, non è infinita, e neppure onnipotente. Queste sono prerogative di Dio, non delle creature. E noi siamo tutti creature.
Al tempo stesso, il dovere di dare il meglio di noi sempre, comunque e con chiunque, resta il
denominatore comune di ogni vocazione cristiana. Parlo del meglio possibile, non della perfezione assoluta, che, anche questa, fa parte delle prerogative di Dio.
La chiusa del Vangelo è un modo per ricordarci che il tempo a nostra disposizione ha un termine,
una scadenza. A prescindere da ciò che ci accadrà dopo la morte, se in questa vita avremo vissuto al di sotto delle nostre effettive potenzialità, avremo perso l’unica occasione per dare il meglio di
noi.
Mi sembra importante sottolinearlo, perché l’unica occasione per esercitare la volontà,
operando delle scelte importanti e definitive, è questa vita terrena.
Nella vita eterna, la libertà e la volontà non saranno più necessarie, così come la fede e la speranza.
Resterà solo l’amore: Amore di Dio per noi, e amore nostro per Dio.
La vita è una cosa bella, la più bella! e vale la pena viverla fino in fondo a pieno regime, e non a
marcia ridotta.
Questa è la straordinaria lezione che ci portiamo a casa dalla lettura del Vangelo di oggi.

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