Domenica di Pasqua – Risurrezione del Signore (Gv 20, 1-9)

Fratelli carissimi, alla luce del Vangelo di oggi, quanti di noi sarebbero disposti a dichiarare
che i racconti della passione e della risurrezione gli hanno fatto ardere il cuore, come ai
due discepoli di Emmaus? Quanti di noi si sono fermati a discuterne tra loro, raccontandosi le proprie personali esperienze religiose, le risonanze spirituali che queste parole hanno suscitato?
Quanti di noi hanno deciso, con coraggio e determinazione, di invertire il senso di marcia della loro vita di fede, smettendo di fuggire da Gerusalemme, per farvi ritorno (a,Gerusalemme) e restarci?
La città santa incarnava e incarna ancora oggi la promessa di pace che Dio ha fatto al suo popolo e che, nonostante la storia antica e recente abbia tentato ripetutamente di smentire, resta nell’orizzonte della fede non solo israelita, ma anche cristiana.
Gerusalemme è la città di Davide, sede del Tempio, orgoglio del popolo ebraico; è anche il luogo ove Gesù ha vissuto i dolori della Passione ed è risorto: a Gerusalemme si sale, non se ne viene via: il dolore si affronta, non si fugge! Perché dal dolore, quando è vissuto con fede, si può risorgere. E si risorge più forti di prima! La Pasqua di Cristo è paradigma della nostra pasqua.
Abbiamo riflettuto, e soprattutto celebrato i fatti della passione di Gesù, durante i quaranta
giorni della Quaresima, in particolare, (durante) i giorni del Triduo: ma tutto questo riflettere
sarebbe nient’altro che un esercizio accademico, un cimento intellettuale, se non approdasse a noi, se in qualche modo non ci sfidasse a metterci in gioco.
È ciò che i due di Emmaus avevano rifiutato di fare, tornandosene da Gerusalemme al loro paese. Avevano lasciato che la rabbia, la delusione, lo scoramento prendessero il posto della speranza e della fede nel Cristo; segno che la sofferenza del figlio di Dio non aveva loro insegnato niente. Non avevano considerato che Gesù aveva patito l’abbandono degli amici, dei discepoli; per i due di Emmaus, invece, chi aveva abbandonato, chi aveva rinunciato, chi aveva tradito era Gesù.
Tanto valeva andarsene, rinchiusi nel loro risentimento, in un dolore inconsolabile.
Nessuno lo poteva capire, quel dolore, tantomeno il ‘forestiero che improvvisamente si erano trovati accanto a camminare…nella direzione sbagliata. Gesù è il sacramento dell’abbandonato, del tradito, del violentato.
I discepoli di Emmaus non riconobbero il loro Maestro; anche Maria di Magdala, inizialmente, non lo aveva riconosciuto: la ragione è che il Cristo della domenica di Pasqua è sempre Gesù di Nazareth; al tempo stesso, è profondamente diverso, e dunque irriconoscibile, se non con gli occhi della fede. Non basta la sete di conoscere tipica del discepolo; non basta neanche l’amore profondo di Maddalena.
Per riconoscere il Risorto, ci vuole fede, tanta fede! Il mio augurio, in questa Domenica di risurrezione, è che ciascuno di voi possa incontrare il Signore risorto e riconoscerlo nell’atto di spezzare il pane.
Solo l’Eucaristia ci può offrire la presenza reale del Risorto. Solo l’Eucaristia ci dà la possibilità di riceverlo, per celebrarlo poi nella nostra vita, non più mortificata dalle croci, poche o tante, piccole o grandi che siano, ma illuminata (la nostra vita) da una luce nuova e irradiante luce essa stessa.
Una vita da risorti!
A tutti gli amici e i lettori di Apulianews, a quanti in questa associazione si impegnano a vivere e far vivere la Pasqua ai fratelli, giungano i miei più sentiti auguri di PASQUA!!!

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