V DOMENICA DI PASQUA – ANNO C (Gv 13, 31-35)

“Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri.”
Quante volte abbiamo ascoltato queste parole! Sono così conosciute che neanche ci
facciamo più caso. Eppure, ragionando con la logica umana, dovrebbe immediatamente
saltare all’occhio una particolarità che non è secondo la logica umana. Provate a farci
caso: se A dice a B: “io ti amo così; dunque…” Dunque ci si aspetterebbe che A chiedesse a B
di essere riamato con eguale amore. È naturale, in un rapporto di coppia, che all’amore di uno, corrisponda una risposta di amore dell’altro, in nome di quella reciprocità tipica della relazione tra due partners.
Analogamente si può dire per la stima che un maestro nutre per i suoi discepoli, dai quali il
maestro si attende altrettanta stima nei propri confronti.
Invece Gesù cambia per così dire le frecce di direzione. L’amore verso di Lui, l’amore che
si attende dagli apostoli, e per i quali sta per dare la vita, non è diretto verso di Lui… o, meglio, chi lo vuole amare deve impegnarsi a servire il prossimo, colui, colei, coloro che gli stanno accanto.
Ciò che Gesù comanda ai suoi prima di salire in croce, lo esigerà la domenica di Pasqua,
da Maria Maddalena, la prima che lo incontrerà e lo riconoscerà dopo la risurrezione: “Non
mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre, ma va’ dai miei fratelli….”.
Non ci è possibile amare Dio direttamente, senza passare attraverso l’amore umano; non
perché Dio ce lo impedisca, ma perché noi non siamo capaci di amarlo senza mediazioni,
ma solo attraverso l’amore per il prossimo.
In verità chi non ama il prossimo, non è perché non ci riesce, ma perché non vuole.
Dio non pretende da noi ciò che non siamo capaci di fare.
Del resto, come potrebbe ignorare le nostre reali doti affettive? Ci ha fatti Lui così! E ce ne dà la prova in quell’altrettanto famoso dialogo con Pietro, all’indomani della risurrezione, quando gli
chiede: “Simone di Giovanni, mi ami tu?”; e questi risponde: “Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene!”.
In quel momento, Pietro non sa amare il suo Maestro più di così… e Gesù non lo esige, anzi, abbassa (Lui) l’asticella, per scendere al livello dell’apostolo, fino a quando Pietro non sarà pronto ad amarlo come Cristo ha amato lui.
Pochi versetti dopo la pagina che abbiamo appena ascoltato, Pietro chiede a Gesù: “«Signore, dove vai?». Gli rispose: «Dove io vado per ora tu non puoi seguirmi; mi seguirai più tardi.». Pietro disse: «Signore, perché non posso seguirti ora? Darò la mia vita per te!». Rispose Gesù: «Darai la tua vita per me? in verità, in verità ti dico: non canterà il gallo, prima che tu non m’abbia rinnegato tre volte.»” (Gv 13, 36-38).
E neppure dopo la risurrezione di Gesù, Pietro sarà in grado di rendergli l’amore manifestato sulla croce. Ma il Maestro di Nazareth gli annuncia che quel momento verrà.
Amare nel nome di Cristo è difficile. Ci vuole tanto coraggio per amare senza egoismo, in modo rispettoso e mai possessivo… Soprattutto ci vuole coraggio per vincere la tentazione di fare preferenze di persona.

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