XVIII DOMENICA T. O. (Lc 12, 13-21) Anno C

Non capita spesso, anzi, è molto raro che le tre letture della Messa ruotino tutte intorno ad uno stesso tema: questa domenica l’oggetto della nostra riflessione è il rapporto tra la vita presente e la vita eterna; rapporto inteso non in senso (solo) teologico, metafisico, ma umano, pratico.
Detto senza mezzi termini, ci pensiamo mai alla vita eterna? ci fermiamo mai a considerare che l’unità di misura del valore delle realtà di quaggiù, non sta quaggiù, ma sta lassù, e si chiama Cristo?
In ultima analisi, che senso ha puntare tutto sulle ricchezze che possediamo, sugli affetti che viviamo, come se fossero assoluti, mentre assoluti non sono?
La pagina di Qoèlet, così come il Vangelo, ripetono fino a sfinisci:”Nell’altra vita non porterete niente, non porterete nessuno!”.
La grande sfida della fede cristiana è non perdere di vista il fine della nostra esistenza, pur perdendo progressivamente beni, affetti, salute; è non perdere la speranza teologale, anche quando le speranze terrene, legate cioè a beni e affetti terreni svaniscono, o risultano appese a un filo, oppure ci vengono strappate via.
L’uomo ricco della parabola aveva perso di vista il suo orizzonte, aveva abbassato lo sguardo, tenendo gli occhi della mente e del cuore fissi sui propri beni; un po’ come quando, durante le prime lezioni di scuolaguida fissiamo il volante, i comandi del cruscotto, i pedali, invece di guardare avanti. Si smarrisce la strada e, con molta probabilità, anche il controllo dell’auto, con gli esiti fatali che possiamo intuire. L’abilità dell’autista è quella di tenere sotto controllo i comandi, senza perdere di vista la strada.
Analogamente, il segreto del cristiano è restare sempre concentrato su ciò che è, su ciò che fa, senza tuttavia perdere di vista il proprio orizzonte di fede, il fine ultimo per il quale ogni uomo è e fa.
Il fine ultimo non è nel mondo, ma è fuori dal mondo, è oltre il mondo; appunto, è (fine) ultimo.
C’è qualcosa di più dei miei affetti, c’è qualcosa di più dei miei beni; qualcosa di più della mia stessa vita!! Ora, questa verità non è dimostrabile, non è del tutto evidente, pertanto chiede a noi l’ossequio della fede. Credere nel fine ultimo, cioè Cristo e la vita eterna, non significa amare di meno il mondo, ma tutto il contrario! Significa vivere meglio i miei affetti, amando il prossimo come lo ama Cristo; vivere meglio il rapporto con i beni, riconoscendone il valore che
Cristo riconosce ad essi; vivere meglio con me stesso e per me stesso, amando me stesso come mi ama Cristo.
Credo che ciascuno debba fare un serio esame di coscienza, per con-vertirsi, per volgersi nuovamente, a Dio. Solo mantenendo costantemente gli occhi rivolti a Dio, possiamo legarci senza paura al mondo e tessere legami fecondi, per noi e per il mondo.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *