XXI DOMENICA T. O. Lc 13, 22-30

“Signore, sono pochi quelli che si salvano?”:il Signore non risponde, ma rilancia, ricordando che la posta in gioco è alta, ma la porta di accesso alla salvezza è stretta.
Insomma, non è facile entrare nel Regno dei Cieli.
La vita è già dura di suo: lo è sempre stata; del resto, c’è forse qualcosa che abbia valore e non sia faticoso? Se costa poco vale anche poco…Si racconta nel Vangelo che un giorno Gesù si trovasse a tavola con un certo Simone fariseo: entrata furtivamente una prostituta, si accovacciò ai suoi piedi,
glieli lavò di lacrime, glieli asciugò con i suoi capelli, e li cosparse di olio profumato. L’Ospite che aveva assistito alla scena, sbalordito pensò che, con la propria accondiscendenza, Gesù smentiva la sua identità di Messia. Ma il Signore intuì i suoi pensieri e gli disse press’a poco così: a chi ama poco, si perdona poco; a chi ha molto amato, sono perdonati i suoi molti peccati. (cfr. Lc 7,47).
Mi chiedo perché mi siano venute in mente queste parole del Maestro di Nazareth; beh, forse perché la croce di Cristo, la famosa – o famigerata – porta stretta, è il prezzo che Gesù ha pagato per amore di tutti, a cominciare da coloro che non la pensavano come lui, che non lo capivano, che
non sopportavano la sua persona, che lo hanno ucciso illudendosi che, togliendolo di mezzo, avrebbero messo a tacere la coscienza e legittimato ciò che legittimo non sarà mai, legalizzato ciò che legale non è, reso santo ciò che invece è empio.
Certo che amare tutte le persone così non è facile, che diamine!
E se la croce è la porta attraverso la quale possiamo entrare nella beatitudine eterna,
allora la questione della salvezza è tutta una questione di amore! “Amatevi come io vi ho amati”
(Gv 15,9-17), chiede il Signore a coloro che stanno con lui. Ciò che rende assolutamente unico il comando di Cristo sull’amore è l’assenza totale di pretese nei confronti dei nemici… Non così nei
confronti di coloro che vogliono essere suoi amici, suoi discepoli.
In altre parole, Gesù non chiede a nessuno di fare come Lui, di essere come Lui, di amare come Lui, financo a morire per amore, come Lui.
Infine, i due ultimi versetti della pagina di Luca che abbiamo ascoltato, sono particolarmente indicati alla storia che stiamo vivendo in questi decenni, da quando le coste europee, in particolare quelle italiane, sono state prese d’assalto da migliaia, ormai milioni di profughi, in fuga dalla guerra, dalla siccità e dalla carestia: “Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno, e siederanno a mensa nel regno di Dio.
Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi.”: per questi disperati, le porte della salvezza sono aperte.
Chi non ha nulla, qui in terra, tranne che la fame e la sete, avrà tutto nei Cieli, meno che la fame e la sete… C’è un fatto che immediatamente salta all’occhio: a giudicare dalle strategie messe in atto dai programmi di Governo – è proprio il caso di dirlo: vedremo se andranno in porto, oppure no -, la fede non sta di casa nei palazzi del potere!
Certi capitoli del Vangelo come quello della liturgia odierna, oppure il capitolo 25 di Matteo, non si combinano proprio con l’ideologia dominante.
Obbiezione: viviamo in uno Stato laico e non sotto un regime confessionale
ove il Legislatore è al tempo stesso la massima autorità religiosa.
C’è tuttavia un piccolo particolare, che i nostri politici non mancano mai di ricordare, sbandierandolo come un’icona, o come uno scudo: la plurisecolare tradizione cristiana dell’Europa
, una tradizione alla quale, ovviamente, (i nostri politici) si ispirano e nella quale si riconoscono.
Al capitolo 2 della sua Lettera, san Giacomo scrive: “Che giova, fratelli miei, se uno dice di avere la fede, ma non ha le opere? Forse che quella fede può salvalo? Se un fratello, o una sorella sono senza vestiti e sprovvisti del cibo quotidiano e uno di voi dice loro: Andatevene in pace, riscaldatevi e saziatevi, ma non date loro il necessario per il corpo, che giova? Così anche la fede: se non ha le opere, è morta in se stessa. Al contrario uno potrebbe dire: Tu hai la fede ed io ho le
opere; mostrami la tua fede senza le opere, ed io con le mie opere ti mostrerò la mia fede…”(vv 14ss.).
Credo che ogni commento sia superfluo.

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